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Il NOSTRO ULTIMO ARTICOLO:
CIAO GIORNALINO E BUONE VACANZE A TUTTI.
Della Redazione Jr. scuola primaria Plesso Via Siculiana.
 

 
Come tutte le cose, belle o brutte che siano, tutto ha un inizio ed una fine… quindi anche il viaggio della Redazione Jr. composta dai giovani redattori delle classi quinte della scuola primaria di  Via Siculiana è arrivato alla sua ultima fermata .
 
Abbiamo quindi tutti insieme di scrivere un articolo composto dai nostri pensieri e riflessioni su questo bel percorso svolto tutti insieme . Allora iniziamo…
 
Carissimi lettori eccoci… il mio percorso da giornalista si è concluso… per il momento…!!!
 
Nel salutarvi vorrei raccontarvi qualcosa in più su questa mia esperienza. Il tutto è iniziato con la grande emozione provata nel riceve la notizia che era stato scelto per partecipare che per me stata una grande gioia ed un grande orgoglio. Le emozioni però  non sono finite: il confrontarmi con nuovi compagni con una realtà diversa dal mio quotidiano scolastico, trattare argomenti nuovi e bizzarri da altri punti di vista come la giornata delle lontre oppure la giornata del pistacchio e come dimenticare la giornata del calcio;  la soddisfazione di leggere l’articolo e poter dire:-  Sì questo l’ho scritto anch’io-  ma anche l’ansia di non riuscire ad essere un bravo giornalista.
 
Quindi che dire? Grazie, grazie davvero dell’opportunità che mi è stata data ed un caro arrivederci ai miei lettori… Chissà forse questo sarà solo l’ inizio di una lunga serie di  “eccoci qua cari lettori “
 
Io lo auguro di cuore a me  miei compagni di viaggio.
 
Adesso facciamo spazio ai miei successori
 
Leonardo
 
 
Questa nuova esperienza ci è  piaciuta molto perché ci ha fatto scoprire cose nuove e poi ci siamo divertiti moltissimo ,  abbiamo fatto nuove conoscenze e auguriamo a tutti di provare esperienza del genere.
 
È stato molto bello perché abbiamo scoperto  cose che non sapevamo e ci siamo  appassionati  a cose nuove e, nel nostro caso abbiamo parlato di argomenti e giornate che interessano il mondo intero.
 
Grazie per essere stati scelti e grazie per aver lavorato tutti insieme.
 
Eleonora e Gabriele
 
 
Il Giornalino è stata una esperienza molto bella e creativa. Ho fatto nove amicizie con persone che non conoscevo. È stato molto bello quando i miei compagni mi hanno scelto per partecipare . Ho conosciuto anche la maestra Sabrina che è molto simpatica
 
Natalì
 
Cari lettori è arrivato il momento di salutarvi. È stata un’esperienza bellissima che non dimenticherò e mi dispiace tantissimo lasciarvi. Vorrei rifare tutto altre 1000 volte  perché mi è piaciuto molto scrivere gli articoli.
 
Saluto voi lettori dicendovi  grazie
 
Giorgia
 
 
Le emozioni al Giornalino sono uniche: gioia e divertimento e scoprire di scrivere con  tanta voglia.
 
Le cose che mi sono piaciute di più appunto sono state inventare e scrivere al computer le ricerche e disegnare.
 
Grazie mille per questa esperienza  che mi piacerebbe continuasse anche alle medie.
 
Greta

 
Cari lettori vi voglio salutare con questo testo per farvi sapere come stato bello essere scelta per il giornalino. È stato molto emozionante lavorare con altri compagni di altre classi ed è stato come ho detto bello essere scelta per il giornalino.
 
Georgiana

 
Le mie emozioni  con la Redazione Jr sono state di  divertimento e gioia. Abbiamo scritto tutti insieme  molte cose con voglia  ed entusiasmo come la giornata del calcio. I miei compagni sono stati gentili e comprensivi. Poter scrivere al computer è stato bellissimo e anche se  disegnare scrivere sono cose faticose, farle per il giornalino è stato bellissimo e divertente.
 
Mi piacerebbe tanto se questa esperienza continuasse anche alle medie.
 
Alessandro

Un caro saluto dalla Redazione Senior
scuola secondaria di I grado M. Pietrobono
 
 
Cari lettori,
 
è arrivata l’ora di scrivere l’ultimo articolo. Purtroppo quest’ avventura straordinaria è giunta al termine ed è arrivata l’ora di salutarci. Questa esperienza è servita a noi per imparare a collaborare e a voi per migliorare la vostra cultura generale personale. Abbiamo imparato cose nuove, per esempio ad utilizzare gli strumenti digitali scolastici. Abbiamo imparato a conoscerci e a stringere dei legami che hanno consolidato o dato luce a nuove amicizie. Vi auguriamo di continuare a leggere questo giornalino anche l’anno prossimo, nonostante il cambiamento della redazione.  
 
Vi salutiamo con affetto.
 
La Redazione Senior.
18 MAGGIO GIORNATA INTERNAZIONALE DEL MUSEO
della Redazione Jr scuola primaria plesso Via S. B. Platani


 In tutto il mondo dal 1977 il 18 maggio si celebra la Giornata Internazionale dei Musei. Il museo è una struttura utilizzata per conservare reperti archeologici, quadri, gioielli, affreschi, ma anche manufatti relativi alla scienza, alla tradizione riguardanti la storia e la preistoria. Ogni museo è organizzato in “argomenti” diversi in base al periodo storico o alla tipologia di raccolta che si vuole conservare e può essere un luogo pubblico o privato regolato da orari e organizzazione per le visite. Alcuni musei sono strutturati al chiuso mentre altri sono all’aperto, questo dipende dal materiale che si vuole mostrare. Con l’avvento di internet, sono stati creati anche musei virtuali, cioè che si possono visitare collegandosi con il computer. La parola MUSEO deriva da “MUSA” (greco e latino) visto come un luogo sacro alle Muse. Le MUSE erano nove figlie di Zeus e Mnemosine; erano le protettrici del canto e della danza. Molto spesso gli autori o i poeti hanno detto che sono ispirati da una Musa. Infatti il primo museo, quello di Alessandria d’Egitto che nacque nel IV secolo a.C. fondato da Tolomeo Filadelfo, era proprio un luogo sacro alle Muse ed era nato come un’Accademia delle scienze e della letteratura. Attualmente il museo più importante, si dice che sia il LOUVRE che si trova a Parigi, in Francia. Qui sono esposte moltissime opere d’ arte ma la più importante è la Gioconda dipinta da Leonardo Da Vinci nel 1479. Si trovano anche opere come: La Vergine Delle Rocce e le nozze di Cana. Il Louvre prima di essere un museo era un castello-fortezza che, nel 1793 fu trasformato. In passato, il dipinto della Gioconda fu vittima di un avvenimento increscioso, gli fu lanciata una torta e fortunatamente non subì danni irreparabili; per questo e per altri importanti motivi, come il furto, quest’opera viene esposta dietro un vetro molto spesso e rimane comunque un’opera attraente per i turisti. Tra i musei italiani più importanti e visitabili ricordiamo: Parco Archeologico del Colosseo; Gallerie degli Uffizi; Castel Sant’ Angelo; Parco Archeologico di Pompei; Galleria dell’Accademia di Firenze; Museo Egizio; …e ne abbiamo elencati solo alcuni, perché l’Italia è tutta un museo da visitare
 18 MAGGIO GIORNATA INTERNAZIONALE DEL MUSEO
della Redazione Jr scuola primaria plesso Via S. B. Platani


In tutto il mondo dal 1977 il 18 maggio si celebra la Giornata Internazionale dei Musei. Il museo è una struttura utilizzata per conservare reperti archeologici, quadri, gioielli, affreschi, ma anche manufatti relativi alla scienza, alla tradizione riguardanti la storia e la preistoria. Ogni museo è organizzato in “argomenti” diversi in base al periodo storico o alla tipologia di raccolta che si vuole conservare e può essere un luogo pubblico o privato regolato da orari e organizzazione per le visite. Alcuni musei sono strutturati al chiuso mentre altri sono all’aperto, questo dipende dal materiale che si vuole mostrare. Con l’avvento di internet, sono stati creati anche musei virtuali, cioè che si possono visitare collegandosi con il computer. La parola MUSEO deriva da “MUSA” (greco e latino) visto come un luogo sacro alle Muse. Le MUSE erano nove figlie di Zeus e Mnemosine; erano le protettrici del canto e della danza. Molto spesso gli autori o i poeti hanno detto che sono ispirati da una Musa. Infatti il primo museo, quello di Alessandria d’Egitto che nacque nel IV secolo a.C. fondato da Tolomeo Filadelfo, era proprio un luogo sacro alle Muse ed era nato come un’Accademia delle scienze e della letteratura. Attualmente il museo più importante, si dice che sia il LOUVRE che si trova a Parigi, in Francia. Qui sono esposte moltissime opere d’ arte ma la più importante è la Gioconda dipinta da Leonardo Da Vinci nel 1479. Si trovano anche opere come: La Vergine Delle Rocce e le nozze di Cana. Il Louvre prima di essere un museo era un castello-fortezza che, nel 1793 fu trasformato. In passato, il dipinto della Gioconda fu vittima di un avvenimento increscioso, gli fu lanciata una torta e fortunatamente non subì danni irreparabili; per questo e per altri importanti motivi, come il furto, quest’opera viene esposta dietro un vetro molto spesso e rimane comunque un’opera attraente per i turisti. Tra i musei italiani più importanti e visitabili ricordiamo: Parco Archeologico del Colosseo; Gallerie degli Uffizi; Castel Sant’ Angelo; Parco Archeologico di Pompei; Galleria dell’Accademia di Firenze; Museo Egizio; …e ne abbiamo elencati solo alcuni, perché l’Italia è tutta un museo da visitare
 
 
28 MAGGIO: GIORNATA MONDIALE DEL GIOCO.
Dei Redattori Jr. Alessandro, Greta, Georgiana  e Giorgia.

 
La giornata mondiale del gioco è un evento che celebra  la sua importanza nella vita dei bambini di tutto il mondo. Si celebra il 28 maggio di ogni anno per promuovere il gioco come parte essenziale e  fondamentale dello sviluppo del benessere dei bambini. Con il gioco i bambini imparano a socializzare, ad esplorare, a risolvere i problemi, a sviluppare tutte le loro capacità, da quelle cognitive a quelle motorie, ma soprattutto ad esprimere le proprie emozioni, a rilassarsi e a divertirsi.
in questa giornata vengono organizzate varie attività come giochi all’aperto, giochi di gruppo, attività artistiche e molto altro ancora.
Non pensate adulti che il gioco sia una cosa poco seria perché è un vero e proprio DIRITTO.
Avete letto bene il gioco è riconosciuto dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia delle Nazioni Unite che cita che ogni bambino ha  diritto di giocare e di partecipare ad  attività ricreative.
 
Quindi i bambini di tutte le età non vergogniamoci di giocare perché il gioco e divertimento, apprendimento, socialità ed emozione.
 
Allora a che gioco vogliamo giocare?
LA GIORNATA DELLA LONTRA
dei Redattori Jr di Via Siculiana Eleonora e Gabriele
lL 25 maggio si celebra la giornata mondiale della lontra presente in quasi tutto il mondo con diverse specie.
Tutte le lontre hanno un corpo sottile, flessibile,  zampe corte e alcune specie  hanno gli artigli taglienti per afferrare le prede.
Le lontre mangiano principalmente pesce, rane e granchi.
La loro pelliccia non è sufficiente per sopravvivere nelle acque fredde dove la maggior parte vive: le lontre perciò soffrono di sbalzi di metabolismo molto alti e bruciano molte calorie per ottenere energia.  Così Le lontre euro asiatiche devono mangiare il 15% del loro peso corporeo al giorno, invece quelle marine  il 20- 25% dipende dalle temperature delle acque  in cui vivono, pertanto  devono cacciare dalle tre alle cinque ore al giorno, partendo da un’ora prima dell’alba. Le lontre mangiano il ghiaccio perché hanno scoperto che fa bene loro denti.
Sono animali territoriali e possono lottare con altri membri della loro specie.
Vi siete chiesti perché battono le zampe? La lontra marina, una dei pochi mammiferi esistenti, durante la caccia batte le zampe per aprire i gusci duri delle conchiglie di cui si nutre.
Le lontre hanno l’abitudine di dormire tenendosi per mano in modo che la corrente non le separi e galleggiano spesso a pancia in su utilizzando rocce come incudine e martello per rompere i gusci resistenti di cui si cibano .
 Le lontre hanno un loro linguaggio? Certamente le lontre comunicano con odori, feromoni ,suoni e raramente con il linguaggio del corpo.
A noi della Redazione questo animale sta molto simpatico, soprattutto per quel suo tenersi per zampa e quindi…W le lontre!
L’INSTABILITA’ TERRITORIALE DELL’ITALIA
della Redazione Senior scuola secondaria di I G. M.Pietrobono

 La mafia è un’ organizzazione criminale nata in Italia, precisamente in Sicilia nel 1800, con lo scopo di controllare illegalmente i terreni agricoli. Dopo aver seminato il terrore in tutta Italia, si diffuse in tutto il mondo. Intorno al 1900 si cominciarono a compiere attacchi terroristici contro politici, magistrati e le loro scorte. Esistono 4 tipi di mafie in Italia: Cosa nostra (Sicilia), Ndrangheta (Calabria), Camorra (Campania) e la Sacra Corona Unita (Puglia).
La camorra e le altre mafie si arricchiscono raccogliendo i rifiuti pericolosi delle industrie del nord che dovrebbero essere smaltiti secondo le regole (ma è costoso), quindi li portano nel sud o caricano navi che affondano nel Mar Tirreno, altri modi illegali di smaltimento di rifiuti sono:
-lo smaltimento di rifiuti pericolosi classificandoli come non pericolosi
-l’esportazione di rifiuti pericolosi nei paesi in via di sviluppo.
Abbiamo deciso di scrivere questo articolo perché in questi giorni si sta vivendo la tragedia dell’alluvione in Emilia Romagna. In realtà molte testate giornalistiche rivelano che questo sia stato quasi un evento annunciato; vediamo perché. L’Emilia Romagna è tra le regioni italiane con le percentuali di territorio potenzialmente allagabile e di popolazione esposta al rischio di alluvione più alte, sia per il suo reticolo idrografico sia per la fitta rete di canali artificiali di bonifica, scrive ISPRA. Inoltre, l’Emilia Romagna è la seconda regione in Italia, dopo la Lombardia, per diffusione ed estensione di frane sul proprio territorio Rapporto sulle frane in Italia. Dagli Appennini partono diversi corsi d’acqua di solito diretti verso il mare, ma la portata delle piogge e il fatto che il suolo non fosse riuscito ad assorbire l’acqua accumulata a seguito delle precipitazioni occorse all’inizio di maggio ha fatto sì che l’acqua dei corsi non defluisse verso il mare provocando esondazioni dei fiumi, allagamenti, alluvioni e frane, proprio nei territori maggiormente esposti e dove si concentra gran parte della popolazione e delle attività economiche. Infatti tutte le zone più colpite si trovano nella pianura a ridosso dell’Appennino.  A questo si aggiunge un ulteriore fattore, ovvero la composizione del terreno. Le pianure alluvionali come la Pianura Padana sono composte essenzialmente da un’alternanza di terreni argillosi, limosi e sabbiosi. Le rocce argillose sono tra le più impermeabili in natura e così l’acqua non riesce a infiltrarsi e finisce per rimanere in superficie. Una domanda che possiamo porci però è: in tutto questo c’entra qualcosa il cambiamento climatico? La risposta è si ma per ora in forma minore.
  1. C’è stato un cambiamento della circolazione delle correnti. Questo si traduce in periodi di ‘bel tempo’ e ‘brutto tempo’ che permangono ognuno per più   giorni sullo stesso territorio.
  2. Studi recenti mostrano come nel Mediterraneo cominciamo ad aspettarci cicloni più rari ma più “carichi” di precipitazioni e, dunque, più violenti. Inoltre, le temperature più alte del mare su cui impattano gli influssi che arrivano sul Mediterraneo creano le condizioni per precipitazioni più violente.
  3. Infine, c’è sempre una maggiore alternanza tra periodi di siccità e altri di alluvione. Anche senza la siccità, l’intensità dell’evento meteorologico che ha colpito l’Emilia Romagna avrebbe fatto danni enormi. Ulteriori studi potrebbero confermare però che il ripetersi dell’alternanza tra periodi di siccità e alluvione è un effetto del riscaldamento globale.
LA MAFIA
della Redazione Senior scuola secondaria di I G. M.Pietrobono

 
La mafia è un’ organizzazione criminale nata in Italia, precisamente in Sicilia nel 1800, con lo scopo di controllare illegalmente i terreni agricoli. Dopo aver seminato il terrore in tutta Italia, si diffuse in tutto il mondo. Intorno al 1900 si cominciarono a compiere attacchi terroristici contro politici, magistrati e le loro scorte. Esistono 4 tipi di mafie in Italia: Cosa nostra (Sicilia), Ndrangheta (Calabria), Camorra (Campania) e la Sacra Corona Unita (Puglia).
La camorra e le altre mafie si arricchiscono raccogliendo i rifiuti pericolosi delle industrie del nord che dovrebbero essere smaltiti secondo le regole (ma è costoso), quindi li portano nel sud o caricano navi che affondano nel Mar Tirreno, altri modi illegali di smaltimento di rifiuti sono:
 -lo smaltimento di rifiuti pericolosi classificandoli come non pericolosi
 -l’esportazione di rifiuti pericolosi nei paesi in via di sviluppo.
20 MAGGIO: VIVA LE API.  
Classe IC scuola primaria plesso Via Siculiana

Ciao a tutti! Noi della 1 C  abbiamo aspettato con ansia di celebrare la giornata delle nostre amiche apette, lo abbiamo fatto oggi, perché il 20 che è sabato la scuola è chiusa
Le api negli ultimi mesi sono state nostre “compagne di scuola”, perché in classe le abbiamo disegnate alla finestra e abbiamo trasformato anche la porta in una gigantesca apona che, grazie ad Irene, abbiamo chiamato Aperella  e anche “compagne di gita”, perché siamo andate a conoscerle dal vivo alla fattoria “Ape Operaia”.
Le abbiamo studiate: come sono fatte, come vivono , dove vivono, i ruoli che ciascuna di esse ha all’interno dell’alveare o dell’arnia, fino a scoprire tutte le fasi che dal polline ci portano ad avere il dolcissimo miele che ci piace molto .
E’ stato un lungo lavoro, ma noi siamo stati bravissimi tanto che con la nostra maestra ciascuno di noi ha realizzato un proprio lapbook, in cui in ogni pagina c’è una sorpresa.
Ne siamo proprio moltissimissimo fieri ed entusiasti…….VIVA LE API!
LA GIORNATA MONDIALE DELLE API  
dei redattori Leonardo, Nataliè, Georgiana e Alessandro
della Redazione Jr del plesso di Via Siculiana.
Dal 2018, cioè da pochissimi anni, si celebra il 20 maggio  la Giornata mondiale delle api. Questa data è stata scelta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite  per ricordare la nascita dello sloveno Anton Jansa, che nel XVIII secolo è stato un pioniere  delle tecniche di quella che sarebbe divenuta la moderna apicultura.
Ma tra tante giornate già esistenti, come mai si è sentita l’esigenza di crearla?
Api, ma anche farfalle ed altri insetti sono fondamentali per la frutta e la verdura che quotidianamente arriva sulle nostre tavole, perché la loro crescita dipende direttamente dalla loro opera di impollinazione.
Non ci credete? Bene passiamo alle cifre che siamo sicuri vi lasceranno senza parole.
Circa il 70% delle 115 principali colture agrarie mondiali dipende dall’impollinazione animale, mentre in Europa è  di circa l’80% con un valore economico stimato tra i 235 e i 577 miliardi di dollari, ma anche la riproduzione dell’ 88% delle piante selvatiche da fiore mondiale, circa 308 mila specie.
Tra gli impollinatori  le specie del genere Apis sono le prevalenti, infatti sono circa 20.000 specie diverse, in gran parte selvatiche. Sicuramente la più nota e popolare è l’ape domestica dal bellissimo nome scientifico Apis Mellifera, conosciuta però in tutto il mondo come Ape Italica.
Nel nostro paese, al 2020 , ci sono ben 65.000 apicoltori che con i loro 1.950.000 alveari producono ben 25.000 tonnellate di miele, dati comunque in costante aumento.
Se pensiamo all’Europa le cifre si ingigantiscono e come cita la nostra fonte sempre al 2020 , 600.000 apicoltori con i loro 17 milioni di alveare, hanno prodotto 250.000 tonnellate di miele annuo.
Purtroppo l’esistenza delle api e degli altri impollinatori è sempre più minacciata: dalle attività umane che stanno portando a cambiamenti climatici globali e dall’uso di pesticidi e altre sostanze tossiche per il suolo, per l’aria e per l’acqua e dai parassiti.
Per cercare di ridurre i rischi di questi effetti negativi si può effettuare un’agricoltura sostenibile. Ad esempio si possono realizzare siepi o strisce con piante da fiore anche selvatiche tra i filari delle varie colture oppure diminuire l’uso dei vecchi pesticidi .
Per risponderle alla domanda che ci siamo posti ad inizio articolo, l’esigenza di creare questa giornata si è avuta per cercare di realizzare questi obiettivi:
·         diffondere l’importanza dell’opera svolta dalle api e dagli altri insetti impollinatori, ricordando che l’umanità dipende da questi piccoli esseri viventi
·         promuovere la loro protezione e difesa
·        favorire lo sviluppo di un’agricoltura sempre più sostenibile, ad impatto ambientale zero che fermi la distruzione di tantissimi ecosistemi mondiali e che elimini la fame nei paesi sottosviluppati.
Quindi quando sentiamo ronzare un’ape, alleata per un futuro sostenibile e migliore.
AVERE UNA MASCHERA E FINGERE
di Alice S. classe II F
scuola secondaria di I grado M. Pietrobono
Ormai siamo nel ventiduesimo secolo e crearsi una maschera per farsi notare ha superato il bisogno di stare bene. Il miglior modo per creare questa maschera sono i social moderni: Instagram, tiktok, whatsapp, twitter…
Come si sa, il periodo dell’adolescenza è il più difficile della nostra vita: inizia con lo sviluppo fisico e poi con quello psicologico. Quest’ultimo consiste nell’accettarsi, nell’avere e acquisire un carattere forte e, infine, nell’essere se stessi. Insomma. Di credere in noi, avere quella famosa, anzi famosissima, autostima. Inoltre, non ci sono solo i problemi con noi stessi, ma possono essercene anche in famiglia, con gli amici o con la scuola. Essendo ragazzi non riusciamo a comprendere tutto, non abbiamo l’esperienza di un adulto e perciò, non riuscendo a sopportare tutto, scoppiamo. C’è chi non parla, chi soffre in silenzio, chi piange, chi parla e butta tutto fuori, chi riversa il dolore su altri o chi si costruisce questa famosa maschera. Ognuno la “costruisce” in modo diverso: chi si stampa il sorriso in volto e finge di stare bene, chi si mostra freddo e anaffettivo, chi si mostra scontroso e rabbioso o semplicemente falso. A volte, anche, si tende a mettersi in mostra; per ricevere delle semplici attenzioni o dei semplici sguardi. Ma la vera domanda è a cosa serve “costruire” questa maschera, a cosa serve fingere. Beh, ai tempi d’oggi per non essere soli conta essere falsi. Gli amici non si hanno quasi più per amare, ma per convenienza, per scrupolo e per fama. Bisogna mostrarsi sicuri di sé, audaci e desiderati. Non conviene confidarsi o fidarsi, perché per “distruggerti” e per avere più persone intorno ti metterebbero in ridicolo davanti a tutta la scuola, su instagram, whatsapp…ovunque. Per avere amici bisogna fingere. Fingere di stare bene, di essere al 100% felici, di non avere problemi, di essere desiderati, di essere audaci e di avere autostima. Questo è quello che serve per farsi notare: avere una maschera e fingere.
LE APPARENZE
di Angelica P. classe 3F
scuola secondaria di I grado "M. Pietrobono"

 
Nella nostra società c’è il bisogno di apparire per essere presi in considerazione e la via più semplice è la nostra immagine. La gente non ha più i valori di una volta, ma parlo anche di dieci anni fa quando i social non influivano sulla vita delle persone in modo completo. Siamo diventati schiavi di un sistema che non avrà mai fine e la cosa più sorprendente è che l’abbiamo creata noi; in poche parole siamo schiavi di noi stessi.
L’apparenza è più importante di ciò che siamo veramente, sembra che far vedere chi siamo ci renda deboli e in effetti è così se ci pensiamo, più le persone ci conoscono più possibilità avranno di ferirci. Le maschere che ci mettiamo ormai fanno parte di noi, nemmeno ci accorgiamo perché è diventata una tecnica di “difesa” così naturale che quasi mi spaventa e la cosa più brutta è che magari stiamo nascondendo la parte più bella di noi. L’apparenza non è tutto nella vita, la nostra immagine non sarà lì a mascherarci per sempre, non saremo più invulnerabili. Per poter appurare la mia tesi ho preso per esempio un episodio che potrebbe succedere nella vita quotidiana: si presenta una persona vestita in modo trasandato dando magari un impressione di informalità quindi c’è una grandissima possibilità che non venga presa sul serio però, sul luogo di lavoro, sarebbe stata impeccabile; invece se si presenta vestita in modo impeccabile e con un'aria sicura e imponente le possibilità che venga presa in considerazione sono più alte anche se quest’ultima sul luogo di lavoro è poco seria e informale. Questo ci fa capire quanto le persone si basano su ciò che sembriamo e non su quello che siamo.
 
LE APPARENZE
scuola secondaria di I grado M. Pietrobono

 
Ad oggi apparire come gli altri vogliono è fondamentale.
 
Per gli adolescenti mostrarsi sui social fa parte della quotidianità, quindi tendono a sembrare ciò che non sono. Questo però li fa entrare in una realtà differente dalla loro e li fa diventare sempre più insicuri di sé stessi. La società impone dei canoni di bellezza e di moda da rispettare se non si vuole essere esposti a continui insulti. Molti ragazzi per evitare tutto ciò hanno dei comportamenti poco maturi per la loro età, molto spesso ritrovandosi in situazioni più grandi di loro. Ci sono stati molti casi di suicidi giovanile per paura di non essere accettati dai loro coetanei e per non averne parlato con un adulto che avrebbe potuto aiutarli.
 
Questo argomento ci ha coinvolto particolarmente e negli articoli che seguiranno ci sono i lavori di alcuni nostri compagni sul tema.
IL BALLO DI FINE ANNO
 
della Redazione Senior, scuola secondaria di I grado M. Pietrobono
Il 9 Giugno 2023 dalle ore 20:00 alle ore 23:30 nella palestra della scuola media si terrà un ballo scolastico che coinvolgerà tutte e sette le classi terze che finiranno il loro ciclo triennale. Non tutti gli alunni andranno al ballo accompagnati o accompagnate però non si deve demordere perché si può entrare accompagnati solo da amici ma si può uscire avendo trovato l’amore.
Ad ogni classe è stato assegnato un colore dell’arcobaleno:
-la 3A avrà il giallo;
-la 3B avrà l’arancione;
-la 3C avrà l’azzurro;
-la 3D avrà il viola;
-la 3E avrà il blu;
-la 3F avrà il verde;
-la 3G avrà il rosso;
I ragazzi dovranno indossare un bracciale del colore assegnato come segno distintivo mentre le ragazze dovranno indossare un fiore.
I ragazzi non saranno lasciati soli ma verranno controllati da alcuni genitori che si fermeranno a scuola per tutta la serata.
LA FESTA DEI LAVORATORI
della Redazione Senior, scuola secondaria di I grado M. Pietrobono

 
Per festeggiare la festa dei lavoratori, si scelse il primo maggio. La scelta non è casuale perché, nel 1 maggio del 1886 una manifestazione operaia a Chicago è stata repressa nel sangue. Infatti a metà ‘800 gli operai non avevano diritti, lavoravano anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni e molto spesso morivano sul posto di lavoro. Al Congresso Internazionale di Parigi del 1889, che diede il via alla Seconda Internazionale, il giorno 1º maggio fu dichiarato ufficialmente come la Festa Internazionale dei Lavoratori, e fu adottata da molti paesi nel mondo come Russia, Messico, Cuba, Brasile, Turchia e Cina e nella maggior parte dei paesi europei, come Danimarca e Paesi Bassi, nei quali le celebrazioni durano anche più giorni. La festa dei lavoratori affonda le sue radici in un periodo di significative e frequenti manifestazioni per i diritti degli operai delle fabbriche durante la Rivoluzione industriale negli Stati Uniti d'America, guidate dall'Associazione dell'Ordine dei Cavalieri del Lavoro americano, i Knights of Labor. La festa dei lavoratori che si festeggia ogni anno il 1 maggio nasce con l'intento di ricordare l'impegno dei movimenti sindacali e gli obiettivi sociali ed economici raggiunti dai lavoratori dopo lunghe battaglie. Costituisce quindi non solo un giorno in cui riposarsi, ma anche in cui ricordare il passato.
VIA MARTIRI DELLE FOSSE ARDEATINE
della Redazione Senior, scuola secondaria di I grado M. Pietrobono

Come già detto, questa via è una delle più importanti di Roma proprio per ciò che è successo. L’eccidio delle fosse Ardeatine fu l’uccisione di 335 civili, militari, prigionieri a Roma il 24 1944 dalle truppe tedesche, ovviamente senza alcun preavviso dei tedeschi L’eccidio, appunto per l’elevato numero di morti diventò proprio il simbolo dell’occupazione tedesca a Roma. L’attentato di via martiri è diventato proprio uno degli emblemi più importanti ricordati nella storia. La colpa di questo eccidio stava ricadendo sui gappisti (patriotti), e non sui tedeschi. Appunto la stampa fascista indicò i partigiani gli unici responsabili dell’eccidio, scoperto successivamente non rispondente al vero.
●     CON CHE TECNICA COMBATTONO?  Combattono con la tecnica della guerriglia, proprio perché non sono abituati alla guerra, con assalti veloci e con armi rubate per poi nascondersi  e difendersi.
 
●     PER QUALE MOTIVO VENNE ESEGUITA LA STRAGE?    Per rappresaglia contro un attentato partigiano, provocando la morte di 33 soldati.
 
●     COME VENNERO UCCISI ALLE FOSSE ARDEATINE? Gli ufficiali tedeschi obbligarono i civili a disporsi in file, facendoli inginocchiare e uccidendoli uno ad uno con un colpo alla nuca.
 
●     CHI SONO I PARTIGIANI? I partigiani sono persone comuni che lottano contro l'occupazione militare, di diverse ideologie che combattono contro il nemico mettendo da parte la diversità.
 
LE DONNE NELLA LOTTA PARTIGIANA
 della Redazione Senior, scuola secondaria di I. grado M. Pietrobono

 
La storia delle donne nella Resistenza italiana rappresenta una componente fondamentale per il movimento partigiano nella lotta contro il nazifascismo. Esse lottarono per riconquistare la libertà e la giustizia del proprio paese ricoprendo funzioni di primaria importanza. In tutte le città le donne partigiane lottavano quotidianamente per recuperare i beni di massima necessità per il sostentamento dei compagni e trasportavano risorse poiché considerate meno pericolose. Vi erano gruppi organizzati di donne che svolgevano propaganda antifascista, raccoglievano fondi ed organizzavano assistenza ai detenuti politici ed erano impegnate anche nel mantenimento delle comunicazioni oltre che nelle operazioni militari. Le donne che parteciparono alla Resistenza, fondarono dei Gruppi di difesa della donna, "aperti a tutte le donne di ogni ceto sociale e di ogni fede politica o religiosa, che volessero partecipare all'opera di liberazione della patria e lottare per la propria emancipazione", per garantire i diritti delle donne, sovente diventate capifamiglia, al posto dei mariti arruolati nell'esercito. Dall'interno delle fabbriche (dove avevano preso il posto degli uomini impegnati in guerra), organizzarono scioperi e manifestazioni contro il fascismo. I compiti ricoperti dalle donne nella Resistenza furono molti: fondarono squadre di primo soccorso per aiutare i feriti e gli ammalati, contribuirono nella raccolta di indumenti, cibo e medicinali, si occuparono dell'identificazione dei cadaveri e dell'assistenza ai familiari dei caduti.
 
 
Il ruolo della staffetta, era spesso ricoperto da giovani donne tra i 16 e i 18 anni, per il semplice fatto che si pensava destassero meno sospetti e che non venissero quindi sottoposte a perquisizione. Le Staffette avevano il compito di garantire i collegamenti tra le varie brigate e di mantenere i contatti fra i partigiani e le loro famiglie; in alcuni casi avevano anche il compito di accompagnare gli eventuali resistenti. Senza i collegamenti che loro assicuravano, tutto si sarebbe fermato ed ogni cosa sarebbe stata più difficile. Le Staffette non erano armate e per questo il loro compito era molto pericoloso. Il loro obiettivo era quello di passare inosservate: infatti erano vestite in modo comune, ma con una borsa con doppio fondo, per nascondere tutto ciò che dovevano trasportare. Altri collegamenti che si rivelarono indispensabili sin dagli inizi della guerriglia erano i collegamenti che tenevano le staffette tra città e montagna. Specie nei momenti più difficili, le staffette recuperavano e mettevano in salvo molti feriti e sbandati e ripristinavano quasi tutti i collegamenti che l'operazione nemica aveva interrotto. Percorrevano chilometri in bicicletta, a piedi, talvolta in corriera e in camion, pigiate in un treno insieme al bestiame, per portare notizie, trasportare armi e munizioni, sotto la pioggia e il vento, tra i bombardamenti e i mitragliamenti, con il pericolo ogni volta di cadere nelle mani dei nazifascisti. Tante furono le donne che combatterono al fianco dei partigiani contro il nazifascismo.
 
 
Il 1º distaccamento di donne combattenti sorse in Piemonte alla metà del 1944 presso la Brigata garibaldina "Eusebio Giambone" fu una delle tante brigate partigiane nate durante la Resistenza, legate prevalentemente al partito Comunista, ma militavano anche esponenti del Comitato di Liberazione Nazionale, del Partito Socialista Italiano, del Partito d'Azione o della Democrazia Cristiana, a Genova ne sorse un altro che prese il nome di una patriota fucilata da fascisti, un battaglione nacque nel 1944 nel Biellese ed era costituito da operaie tessili della Brigata "Nedo". Imbracciarono le armi, si misero al fianco degli uomini e in alcuni casi venivano scelte come capi squadra e dirigevano l'intera brigata. Utilizzando le armi, le donne, invasero all'epoca un mondo prettamente maschile, ma non lo fecero per sentirsi importanti: fu una questione di necessità in una situazione dove era giusto collaborare per una causa che coinvolgeva l'intera popolazione.
25 APRILE
dalla redazione senior , scuola secondaria I grado M.Pietrobono

Cari ragazzi, oggi parliamo della liberazione italiana avvenuta il 25 Aprile 1945. E’ una festa nazionale della Repubblica italiana che si celebra ogni 25 Aprile di ogni anno per celebrare la liberazione italiana dal nazifascismo. La fine dell’occupazione nazista e la caduta definitiva del regime fascista avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale. La guerra non finì il 25 aprile 1945, questo è un giorno simbolico, scelto perché in questa data cominciò la ritirata dei tedeschi e dei soldati della Repubblica di Salò da Milano e Torino, in seguito allo sfondamento della Linea Gotica da parte degli alleati e all’azione della Resistenza.  Nel 1949 è stata istituzionalizzata come festa nazionale, insieme al 2 giugno, festa della Repubblica. È un giorno fondamentale per la storia d'Italia, come simbolo della Resistenza, cioè della lotta condotta dai partigiani a partire dall'8 settembre 1943. Tra gli eventi del programma della festa c'è il solenne omaggio, da parte del Presidente della Repubblica Italiana e delle massime cariche dello Stato, al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre. Inoltre in tutte le città italiane  specialmente in quelle decorate al valor militare per la guerra di liberazione vengono organizzate manifestazioni pubbliche in memoria dell'evento.Nel 1955, in occasione del decennale, il presidente del Consiglio Scelba rivolse un messaggio alla Nazione tramite la RAI.
Giornata mondiale della risata
delle Redattrici Jr Natalì, Greta Amelie ed Eleonora,
della Redazione della Scuola primaria di Via Siculiana

 
La Giornata Mondiale della Risata o World Laughter Day si celebra la prima domenica di maggio.
 
È stata istituita nel 1988 da Madan Kataria, fondatore del movimento internazionale dello yoga della risata è intesa come manifestazione per la pace nel mondo, e ha lo scopo di costruire una conoscenza globale di fratellanza e amicizia attraverso la risata.
 
La prima giornata è stata celebrata l’11 gennaio 1998, a Mumbai (india) secondo Kataria, organizzatore dell’evento, la risata è un’emozione positiva e potente, che contiene tutti gli ingredienti necessari perché gli individui possono avere il controllo di se stessi e possano cambiare il mondo. La giornata oggi si celebra in tutto il mondo.
 
Ridere fa bene a conseguenze positive importanti anti-stress e anche dal punto di vista fisica e mentale.
 
In un periodo come questo, segnato, drammaticamente, dall’emergenza Covid, da cui stiamo piano piano uscendo e che ci ha tanto provati, la risata sembra davvero una buona medicina per portar via, momentaneamente, la negatività.
 
Nel mondo è nato il primo club della risata il 13 Marzo 1995, in un parco. All’epoca c’era un minuscolo gruppo di membri attivi che oggi si sono moltiplicati in  maniera esponenziale, infatti ci sono ben 8000 club in circa 72 paesi. Si può dire, quindi , che questa forma di yoga sia divenuta un vero e proprio fenomeno mondiale.
 
In occasione di questa giornata ci siamo informate su alcuni sondaggi:
 
Tra le cose che fanno più ridere le persone, ci sono le chat con gli amici, (61%) che battono i meme dei VIP, (39%). Hanno successo anche le GIF degli animali,(52%), che superano, ma solo di misura, i video nei vari dialetti locali, (48%). A ulteriore dimostrazione della voglia di divertirsi e di ridere, ma il 77% degli intervistati ha dichiarato di seguire account e profili divertenti, seppur il 79% abbia affermato di condividere, privatamente, i contenuti spiritosi, invece di postarli su Feed con gli amici.
 
Quindi ora che l’articolo è terminato caro lettore non ti resta che farti una bella risata!
 
GIORNATA MONDIALE DEL COLORE
di Giorgia e Georgiana della Redazione Junior scuola primaria di Via Siculiana
 

La giornata mondiale del colore è detta anche WORLD KIDS COLOURING DAY.
 
E’ nata nel 2008 e si festeggia ogni 6 maggio. E’ stata creata con l’intento di sensibilizzare i bambini verso i loro coetanei meno fortunati, che non hanno la possibilità di vedere il mondo a colori.
La giornata mondiale del colore è vista come un inno alla vita. Un’ occasione per ricordare ai più piccoli, ma anche agli adulti, quanto le diverse tonalità di rosso, giallo, grigio, hanno la possibilità di avere un impatto importante sulla vita, sulla possibilità di esprimersi. Inoltre dare sfogo alla fantasia con i colori è importantissimo perché attraverso i colori è possibile esprimere ciò che proviamo.
Abbiamo scoperto a proposito dei colori che ci sono molte discipline che li studiano con grande attenzione e precisione.
L ‘ARMOCROMIA è l’analisi di ogni colore, per identificare quello più opportuno per chiunque. Il colore non solo è un rilevatore della personalità, ma può agevolare una persona all’ accettazione di sé. In base a dati specifici ci aiuta a trovare la colorazione adatta ad ognuno.
La CROMOTERAPIA, poi ,è al centro di molte culture e si pensa che la scelta di una determinata tonalità non solo possa rivelare uno stato d’ animo, ma anche aiutare una persona ad affrontare al meglio ogni situazione.
Quindi in parole semplici il colore ha anche una funzione terapeutica. Così possiamo dire che il colore ha il potere di migliorare il nostro umore e l’occhio umano può cogliere circa un milione di sfumature, pertanto ogni colorazione ha un significato preciso:
Il rosso: è il colore dell’energia, della rabbia, della forza e dell’attività nervosa e vitale, ma è anche il colore della passione e del desiderio perciò non solo il desiderio amoroso ma anche quello economico.
L’ arancione: è il colore della pace interiore e viene spesso utilizzato dal marketing per ridurre l’ acquisto.
Il giallo: è un colore luminoso ed evocativo che richiama molta leggerezza, ma è soprattutto il colore della felicità.
Il verde: è il colore a livello psicologico della resistenza al cambiamento. Il verde è associato alla salute e alla natura ed è un colore rilassante.
Il blu: è il colore che più rappresenta la pace a la tranquillità soprattutto nelle tonalità più scure.
Il viola o lilla: è il colore della magia, nato dall’ unione del rosso e del blu. Crea una forza intuitiva e fantastica che può portare il soggetto a credere che i suoi desideri possano essere realizzati. Normalmente gli adulti tendono a preferire i colori primari, mentre nei giovani scegliere questo colore significa credere nel mondo magico e che tutto sia possibile. Inoltre il viola a volte viene associato al mistero, al segreto ma anche alla paura, frustrazione, al digiuno e alla malinconia.
Il rosa: è il simbolo della speranza; si tratta perciò di un colore positivo e trasmette gentilezza, protezione e tranquillità.
Il nero:  sprime la protesta , l’opposizione e la negazione ed è associato al potere , al controllo, al mistero.
Il bianco: rappresenta la libertà, la pace, la purificazione ed un nuovo inizio
A questo punto, tu di che colore sei?
4 MAGGIO:  GIORNATA MONDIALE DEL CALCIO  
di  ALESSANDRO, LEONARDO E GABRIELE  della Redazione Junior scuola Primaria di Via Siculiana
 
 
Il 4 Maggio in tutto il mondo si celebra la GIORNATA MONDIALE DEL GIOCO DEL CALCIO istituita dalla Fifa per ricordare la tragedia di Superga dove morirono i calciatori del Grande Torino, una squadra che ha fatto la storia del calcio. Nel pomeriggio del 4 Maggio 1949 i calciatori, gli allenatori e alcuni giornalisti al seguito della squadra stavano tornando da una trasferta da Lisbona dove il Torino aveva disputato un’amichevole contro il Benfica. L’aereo verso le 17 si schiantò, probabilmente per il maltempo, contro il muraglione del terrapieno posteriore alla Basilica di Superga che sorge sulla collina torinese.
I morti furono 31, compreso l’equipaggio dell’aereo. L’ incidente cancellò l’intera squadra degli
“INVINCIBILI”, che stavano per conquistare il loro quinto scudetto consecutivo.
Con la tragedia di Superga non scomparve solo il “Grande Torino” ma anche gran parte della nazionale italiana di cui i giocatori facevano parte. Tra gli altri, il capitano, Valentino Mazzola, padre di Sandro diventato a sua volta uno dei calciatori italiani più forti di sempre.
Dunque a partire da 69 anni dopo la tragedia, per volontà della Federazione internazionale del calcio si celebra la giornata mondiale di questo sport, amatissimo in ogni continente.
A Torino, come ogni anno, sarà grande la partecipazione alle commemorazioni. La società si recherà sul colle per assistere ad una messa, cui seguirà un momento di raccoglimento davanti alla lapide che riporta il nome delle vittime della tragedia ed il capitano del Torino leggerà la lista dei caduti.
Noi  siamo molto sensibili al tema calcio perché siamo dei grandi fan e amatori di questo sport e pensiamo che il ricordo di questa tragedia sia, per tutti i tifosi indipendentemente dalla fede calcistica, l’ occasione per ricordarci che il calcio va oltre i goal, va oltre i colori della maglia è un bellissimo sport che ci permette la condivisione di un’ amore universale.
29 APRILE: LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DANZA
di  Giulia e Flavia della Redazione Junior  scuola primaria Via S.B. Platani
 
 
Dal 1982, il 29 aprile si festeggia la Giornata internazionale della Danza e questa festa accomuna tutti i paesi del mondo. La data commemora la nascita di Jean-Gerges Noverre (1727-1810) che fu il più grande coreografo della sua epoca e creatore del balletto moderno.
 
Nella nostra cultura le origini della danza risalgono all’era preistorica. Sin dai tempi antichissimi, la danza è parte integrante di rituale, preghiere, momenti sacri e di aggregazione. La danza è la prima espressione artistica del genere umano, infatti la ritroviamo nelle feste popolari, nei teatri e in tutti quei luoghi destinati all’intrattenimento e allo spettacolo. E’ nata come “istinto primordiale”e a lungo è stata considerata”magica”. Nelle civiltà indiane, cinesi ed egiziane, era considerata la massima espressione dell’armonia, per i Greci si trattava di un’arte protetta dalla musa Tersicore e per i Romani era importante per celebrare il periodo dei “Sette Re” In passato, veniva criticata dalla Chiesa, perché vista come arte “peccaminosa”, cioè che induceva al peccato. In epoca rinascimentale (tra il 1400 e la fine del 1500), le conoscenze musicali si fecero più raffinate e nelle grandi corti presero forma espressioni di danza più elaborate. Il ruolo della danza divenne così importante, che i giovani nobili dovevano studiarla assieme alle tradizionali discipline; nacquero, così, i maestri di ballo. Uno tra i primi fu Domenico da Piacenza (1390-1470), autore di un trattato sul tema, il “De la arte di ballare et danzare” conservato nella Biblioteca nazionale di Parigi. In Francia nel 1661, Luigi XIV, il Re Sole fondò l'Académie Royale de Danse, luogo in cui prese forma la danza classica. Tra il Settecento e l’Ottocento, la danza fu di casa a Vienna, patria del “Valzer”, ritmato ballo di coppia che conquistò tutta l’Europa. Intanto alla danza classica si era affiancata quella “Moderna”, dai movimenti più liberi, promossa da Isadora Duncan (1877-1927) la quale, spesso, ha ballato scalza. Nello stesso periodo spopolavano diversi tipi di ballo: il Tango, il Charleston e la Samba. Nel secondo Dopoguerra, la danza si è adattata ai ritmi della musica pop e rock and roll dando vita al twist (anni Sessanta); ma il boom del ballo avvenne con la discomusic e la “Febbre del Sabato Sera”. In seguito la danza ha invaso le strade facendo nascere la “Break Dance" e successivamente, l’Hip Hop influenzando numerosi stili di ballo. Negli ultimi anni sono state riscoperte anche le danze tradizionale come la “Pizzica” e la “Tarantella”. Durante la sua evoluzione, la danza ha conosciuto molteplici trasformazioni che l’hanno mutata in tantissime forme e generi diversi. Questi mutamenti hanno quasi sempre seguito quelli del teatro, della musica e dello spettacolo, diventando specchio dei cambiamenti sociali. All’interno dei diversi tipi di danza oggi esistenti, si sono sviluppate molteplici contaminazioni tra generi. Questa Arte, oggi è considerata un vero e proprio linguaggio universale per esprimersi in qualunque palcoscenico. Tra i ballerini più famosi vogliamo ricordare: Joséphine Baker (1906-1975), Rudol’f Nureev (1938-1993), Carla Fracci (1936-2021), Alessandra Maria Ferri, Roberto Bolle, Joaquin Cortés, Misty Copeland, Lil Zoo… Al mondo esistono molte accademie artistiche e storiche importanti come: la Scuola dell’Opéra di Parigi, la Royal Ballet School, l’Accademia Internazionale del Balletto di Salisburgo, l’Accademia Nazionale di Danza a Roma e l’Accademia del Teatro la Scala di Milano, ma numerose sono le scuole che insegnano i diversi generi di danza nel mondo. Come tutte le arti, anche la Danza regala sogni e chi la esprime sogna insieme a chi guarda.
L'EARTH DAY
degli alunni delle classi 3A e B scuola primaria plesso Via Siculiana

 
Questa è la settimana dedicata alla salvaguardia del nostro Pianeta...
 
l'EARTH DAY!
 
Noi bambini della 3B abbiamo condiviso un momento di dialogo in lingua inglese con la classe 3A. Che divertimento!
 
E' stato molto utile ricordare le azioni che, nel nostro piccolo, siamo chiamati a mettere in atto per difendere e proteggere gli ecosistemi terrestri.
 
Vi lasciamo alcune foto dei nostri lavori!
IL MIO RACCONTO DISTOPICO
di Gaia S. classe 3F scuola secondaria di primo grado "M.Pietrobono"

 
Siamo nel 3053 a New York e da due anni è finita la guerra nucleare più assurda che si sia mai vista in tutto il sistema solare. Mi chiamo Ivy ho 16 anni e quando sono nata la guerra era già iniziata da tre anni; mi ricordo, che quando avevo dieci anni, avevo il terrore di allontanarmi da mia madre e la salutavo come se fosse l’ultima volta che la vedevo. Le conseguenze della guerra  si fanno sentire ancora oggi, la più grave è che non possiamo più vivere sotto i cento metri perché l’aria è ancora radioattiva, infatti, le uniche città in cui solo una minima parte della popolazione è sopravvissuta, sono quelle con palazzi molto alti.  Per permettere a noi superstiti di continuare a vivere, la società è rinata dal cinquantesimo piano in poi. Per prima cosa sono state costruite delle recinzioni per impedire alle persone di fare un volo di cinquecento metri, dopo sono stati aggiunti almeno venti piani a ogni palazzo e infine a ogni piano sono state assegnate delle persone e a ogni persona un ruolo nella società. Le persone meno importanti nella società e quindi più in basso nel palazzo si occupano di agricoltura e allevamento; sono state costruite stanze con una particolare atmosfera capace di far rinascere animali e piante che sono state a contatto con del gas nocivo. Nella parte intermedia del palazzo vivono persone benestanti, ma non ricche, di cui faccio parte, che si occupano di amministrare i consumi, della manutenzione del palazzo e di controllare i livelli di radioattività dell’aria sotto i cinquecento metri. Infine ai piani più alti vivono i ricchi che si occupano di controllare gli altri. Tutto andava bene, l’economia procedeva senza intoppi e c’era un clima di pace, la nostra società era una società perfetta senza il minimo errore, o almeno così sembrava. Tutto sembrava anche troppo perfetto, fino a ieri, quando è stato visto un uomo dell’ultimo piano uno del primo oltre la recinzione. Tutti sono andati nel panico e tutti gli agricoltori e gli allevatori hanno iniziato a ribellarsi: hanno distrutto la recinzione infatti molte persone sono cadute, infatti molte persone sono cadute, hanno invaso i piani dei ricchi e hanno distrutto anche quelli e infine prendevano chiunque gli capitasse a tiro e lo lanciavano nel vuoto. E adesso sono qua, nascosta da ieri pomeriggio, e non ho la minima idea di quando questa ribellione finirà.
Io come autrice di questo testo credo che se vivessi ai tempi di Ivy e facessi parte di quella società cercherei di ribaltare la situazione e di smontare lo schema piramide portando l’uguaglianza.   
IL MIO RACCONTO DISTOPICO
Di Tommaso B classe 3F , Scuola secondaria di primo grado "M. Pietrobono".

Siamo nel 3020, mi chiamo Richard e sono uno dei pochi superstiti del meteorite AKV370 di quando nel 3000 si schiantò sulla Terra rilasciando un gas tossico che decimò la popolazione mondiale. Vivo in Canada, in una piccola cittadina che va avanti da cinquant’anni. Siamo stati divisi in gruppi fin dalla nascita, siamo cresciuti sapendo fare un lavoro ben preciso. Noi siamo stati divisi in intelligenti che studiano la medicina e sanno tutto, i contadini che grazie ai fertilizzanti degli intelligenti, coltivano i campi, gli intoccabili sono uomini addestrati a combattere, sono vestiti di nero e hanno un blaster a pallottole esplosive, infine ci sono gli allegri, in generale non fanno niente, sono allegri e gentili ma in pratica aiutano chi ha bisogno, in cambio di un po‘ di cibo. La mia cittadina e bella ma ha lati distrutti, alcuni palazzi sono rasi al suolo, alcuni hanno le finestre spaccate e parti distrutte, le strade sono piene di buche, ma siamo riusciti a ricostruire qualche casa, palazzo. Alla nascita ti classificano in due gruppi, al momento della nascita se piangevi eri puro quindi classificabile, e se non piangevi eri impuro, inclassificabile. Gli impuri erano esiliati dalla città. Per questo motivo furono costruite delle mura intorno alla città dove a proteggerle c’erano anche gli intoccabili. Gli esiliati, vengono chiamati “incompresi”. Io vorrei una città dove tutti sono inclusi e tutti i cittadini devono avere uguali diritti, ma soprattutto ogni cittadino deve svolgere un lavoro socialmente utile per la comunità prima di essere reintegrato nella società: questo per gli impuri.
Per i puri io desidererei altruismo per gli altri, meno superiorità. Io vorrei una comunità allegra, felice, e senza pregiudizi. Spero che prima o poi questo mio desiderio si avveri.
L’accettazione : il mio Horror  di Nicole M.
classe IIF scuola secondaria di I grado

 
Mi succedeva tutte le notti, appena la luna sorgeva perdevo il controllo ed era come se quella pallida sfera mi chiamasse.
Era impossibile resisterle e appena il mio sguardo cadeva sulla sua enorme bellezza i miei battiti acceleravano: sentivo la pelle dilatarsi, era come crescere tutto insieme ma la visuale si abbassava e la schiena si curvava.
Poi il dolore allucinante di qualcosa che mi trapassava la pelle. La vista si faceva in bianco e nero.
Una volta trasformata mi sentivo furiosa: andavo nelle case dei miei nemici e mi nutrivo con le loro carni. Il sangue che bevevo rendeva la mia vista rossastra e mi rinforzava.
Poi correvo nei vicini boschi e mi sentivo libera.
Quando mi trasformavo in quell’ “essere” la mia mente era incosciente, governata da una forza superiore.
Una notte mi specchiai in una pozza di sangue e al posto del mio volto vidi un animale: ero un lupo enorme, più della norma, gli occhi rossi e il pelo nero pece; le zanne smisurate erano sporcate dal sangue della mia vittima.
Il mio lato umano emerse: ”Sono un mostruoso animale”, pensai.
Corsi via, l’alba stava sorgendo quindi tornai a casa. Dovevo trovare una soluzione che mi avrebbe aiutato a controllare, se non a sbarazzarmi, del furioso lupo interiore che mi possedeva.
Poi la soluzione arrivò:
Era la notte della luna rossa.
Mi trasformai e corsi nella foresta che circondava la mia piccola cittadina.
Salii sul solito colle dal quale si potevano osservare le vie ordinate e le case che formavano la mia città nativa.
Osservai casa mia, poi spostai lo sguardo sulla luna.
Il suo chiarore rosso illuminò una scala invisibile che giungeva fino a lei.
Qualcosa mi spinse a salire tutta la scala. Ad ogni passo mi sentivo sempre più euforica. Poi giunsi ad un portale: si poteva riconoscere perché emetteva un chiarore rossastro. Lo oltrepassai spinta dalla stessa adrenalina che mi aveva trascinato fino a lassù.
Mi ritrovai su un territorio dal terreno completamente rosso. Sembrava un territorio desertico. Poi mi accorsi che davanti a me c’era una specie di specchio che rifletteva la mia forma umana: i capelli lunghi, lisci, neri e gli occhi del medesimo colore; la pelle candida e la corporatura slanciata.
Provai a raggiungere quel sogno a braccia aperte: desideravo con tutto il cuore tornare normale.
Mi accorsi che appena una parte del mio corpo raggiungeva l’altra parte e oltrepassava lo specchio, ridiventava normale.
Il passaggio però attraverso lo specchio era doloroso: come se qualcosa che ti apparteneva ti venisse sottratto con la forza.
Pensai sul da farsi: quella forma unica che risiedeva in me era il male, e di questo ne ero certa, però mi aveva donato anche tanta libertà.
Era bello correre a perdifiato con il vento che ti accarezza il pelo…
Oramai ero anche capace di controllare il lupo.
Era un sacrificio ma il lupo era una parte di me e di certo non me ne sarei liberata.
Avrei imparato a conviverci.
Liberty Shannon e il ladro di mezzanotte
 
di Emma Q.,  classe II F scuola secondaria di I Grado
 

 
 
Liberty Shannon era seduta sulla sedia del suo ufficio in Wall Street 510, terzo piano. Aveva gli occhi chiusi e ascoltava il sommesso picchiettare delle gocce d'acqua sul vetro. Sarebbe durato poco, come ogni temporale primaverile. Il suo collega, Richard Peterson, era andato in vacanza con la sorella in Inghilterra e sarebbe tornato una settimana dopo. Era un mese che non le venivano sottoposti casi interessanti (l'ultimo che aveva risolto era quello di ritrovare le chiavi di casa del signor Vanelshil, grande amante del flirt. Le chiavi erano sotto il tappeto, chissà perché…). Liberty socchiuse un occhio e guardò con un'espressione di dispiacere il vaso in vetro che aveva rotto in un attacco di crisi isterica dovuta alla noia, richiuse gli occhi. La sua mente aveva bisogno di un caso complicato. Doveva risolverne uno. La sua materia grigia non poteva restare con le mani in mano a cercare di ritrovare un mazzo di chiavi e resistere alle avance di un donnaiolo da quattro soldi! Aspettò ancora qualche minuto poi decise che non avrebbe più dato tempo al tempo. Si alzò e, con risolutezza estrema, andò nella sua stanza, attigua all'ufficio, e prese dalla scrivania la sua radio della polizia personale. Avrebbe intercettato le loro trasmissioni per scoprire qualche caso succoso e con un piccolo particolare che i poliziotti non riuscivano a cogliere. Fu subito accontentata. Tra mille interferenze trovò qualcosa di interessante. Il rubino asiatico "Janga" (il fiore all'occhiello della mostra di pietre preziose della gioielleria Stevens) era stato rubato poco prima di esporlo al pubblico. La polizia non aveva rivelato tracce e la cassaforte non sembrava riportare segni di rottura. Liberty sorrise. Proprio il caso complicato che agognava! Si infilò il cappotto nero e il cappello a tesa larga per proteggersi dalla pioggia che si ostinava ancora a cadere, quando uscì chiamò a gran voce il taxi più vicino. Gli indicò la gioielleria Stevens, promettendo 30 dollari se ce la faceva in 20 minuti. Arrivarono in un quarto d'ora, e lei gliene diede 35.
 
Davanti all'ingresso c'erano due omoni vestiti con degli impeccabili completi neri. La squadrarono per un attimo. Lei ricambiò lo sguardo. Uno dei due grugnì seccato e si spostò per farla passare.
 
Per prima cosa Liberty osservò la teca: la serratura in ferro battuto non sembrava aver subito danni, ma non era quella che le interessava e fece una cosa che sicuramente la polizia non aveva fatto. Ispezionò il vetro. Notò una leggerissima linea perfettamente circolare, invisibile, se non si osservava bene. Liberty  spinse leggermente con il dito. Il doppio vetro cadde con un lieve tonfo. La donna sembrava soddisfatta. Dopo altri indagini accurate, scoprì che il ladro non si era intrufolato dal condotto di aerazione, ma era entrato dalla porta di servizio che invece riportava gli stessi danni della teca, lievemente visibili. Quella sera Liberty stava ristudiando gli appunti del caso e vide una figura che correva nella notte. Così aprì la finestra e scese dalla scala di servizio più velocemente che poté, senza fare rumore. Riuscì a pedinarlo per qualche metro buono, poi l'ombra si accorse di essere seguita e cominciò a scappare. Liberty si era preparata ad un inseguimento, così concentrò la forza sulle gambe. Deviò qualche strada e in poco tempo riuscì a ritrovarselo accanto. Era un uomo di più o meno 25 anni. Liberty notò che portava un piccolo laser tascabile molto costoso che gli pendeva dalla cintura e una borsa di pelle nera. Quante erano le probabilità che lì dentro ci fosse il rubino Janga? Il ladro salì sulle scale di servizio cercando di sfuggire alla detective, ma lei lo seguì sui tetti di New York. Ci fu una breve lotta, lei lo colpì alla mascella, ma lui la spinse via. Troppo tardi si era accorto che Liberty aveva afferrato la borsa e, mentre cascava verso un pianerottolo, era riuscito a sfilargliela dalle braccia. Il ladro fece per saltare giù e riprendersi il prezioso contenuto della borsa ma fu interrotto dalle sirene della polizia, che Liberty aveva provveduto a chiamare. Lei gli lanciò un sorriso di sfida. "Non è l'ultima volta, Liberty Shannon! Non è l'ultima volta" urlò il ladro con una punta di irritazione nella voce prima di scappare via, e così detective e furfante si lasciarono con l'intenzione di ritrovarsi, loro malgrado.
 
 
LA RICETTA DI ALESSANDRO BORGHESE:
LA CARBONARA, CUCINATELA COSì!
Della Redazione Jr.  plesso Via Siculiana

 
Siccome con l’articolo precedente siamo sicuri di aver fatto venire l’acquolina in bocca a più di un nostro lettore, vogliamo pubblicare la ricetta dello chef romano Alessandro Borghese che ci guiderà passo passo nella preparazione della carbonara perfetta cremosa al punto giusto.
Ingredienti per 4 persone: 400 grammi di pasta, 8 uova, 200 g di guanciale, 250 g di pecorino romano, sale (7 grammi per litro di acqua), aceto e pepe di mulinello (quanto basta).
·         Tagliate il guanciale a fettine sottili ma larghe. Posatelo su una padella anti aderente fredda. Poi fatelo rosolare senza altri grassi, a fuoco basso.
·         Quando ha sprigionato il suo “sudore”, aggiungete una spruzzata di aceto che darà un tocco di freschezza: è questo il mio “segreto”.
·         Intanto avrete fatto bollire l’acqua: salatela (va fatto sempre, anche con sughi saporiti come questo) e gettate la pasta preferita
         (io consiglio degli spaghettoni belli sodi).
·         Sbattete i tuorli, che siano 2 a persona.
·         Grattugiate il pecorino: deve essere romano e dal sapore deciso.
·         Quando il guanciale è croccante (non bruciacchiato!)  mettetelo da parte e aggiungete al sugo in padella un mestolo di acqua di cottura.
·         Aggiungete il pecorino (non tantissimo) e lasciate restringere il composto per renderlo più cremoso.
·         Una volta pronti, gettate nella padella gli spaghetti, versatevi sopra i tuorli sbattuti e infine il guanciale, mescolando bene.
·         Ultimo tocco: il pepe grattugiato fresco.
 
Il segreto della carbonara è nella velocità di  esecuzione  e nel coordinare bene i tempi di tutte le preparazioni, in modo che non perda la sua cremosità.
TRUCCHI E CONSIGLI PER UNA CARBONARA CREMOSA
Scolate sempre gli spaghetti super al dente direttamente nella padella calda del guanciale tenendo da parte l’acqua di cottura. Aggiungere 2-3 cucchiai di acqua di cottura e saltare il tutto a fuoco vivo per un minuto.
Infine spengnere il fuoco, allontanare la padella dai fornelli e versare la cremina sulla pasta a fuoco spento. Amalgamare per qualche secondo, mantecare col pecorino e con altri 1-2 cucchiai di acqua bollente proprio per favorirne la cremosità e ultimare con un giro di pepe .
 
6 APRILE: CARBONARA DAY
 della Redazione Jr. plesso Via Siculiana
 
 
Cari lettori siete pronti a festeggiare uno dei piatti più amati della traduzione culinaria italiana?
 
Sono ormai passati 7 anni dal primo festeggiamento ufficiale di uno dei piatti più conosciuti amati e copiati in assoluto, ovvero la CARBONARA.
 
Si tratta del Carbonara Day, da festeggiarsi rigorosamente il 6 Aprile: una festa ideata dall’ Unione Italiana Food e International Pasta Organisation.
 
Una festa più che altro che si svolge sui social di tutti gli amanti della buona cucina e della pasta in particolare: puristi e innovatori sono, ormai da anni, chiamati a condividere la loro “Carbonara Perfetta” su Facebook, Twitter e Instagram con gli  hashtag    #CarbonaraDay e #MyCarbonara.
 
Anche la Barilla ha voluto celebrare il “Carbonara day” realizzando lo scorso anno un cortometraggio di 10 minuti dove si racconta (con fantasia) l’origine del piatto . Il protagonista è Claudio Santamaria e questo video  si intitola “CareBonara” perché il marchio Barilla dal 2021, in occasione di questa giornata, dona un milione di piatti di pasta a Food for Soul e ai suoi refettori sparsi in tutto il mondo
 
Come nel cortometraggio questa è la sua storia
 
La carbonara nasce nel secondo dopoguerra, nel periodo immediatamente successivo alla liberazione di Roma nel 1944. Nacque quando nei mercati romani apparve il bacon portato dalle truppe angloamericane. Tutto iniziò dall’incontro tra la pasta italiana , il bacon e le uova in dotazione ai soldati americani durante la Seconda guerra mondiale, ossia gli ingredienti della cosidetta “razioneK”  . L’inventore del piatto avrebbe addirittura nome e cognome : lo chef bolognese Renato Gualandi . Ecco il suo racconto, riportato dalla rivista “Gambero Rosso” e mai smentito: <<Fui ingaggiato il 22 settembre 1944 per preparare un pranzo in occasione dell’incontro tra l’Ottava Armata inglese e la Quinta Armata americana nella Riccione appena liberata. Gli americani avevano del bacon fantastico, della crema di latte buonissima, formaggio e polvere di rosso d’uovo. Misi tutto insieme e servii a cena questa pasta ai generali e agli ufficiali. All’ultimo momento decisi di aggiungere del pepe nero che sprigionò un ottimo sapore>>.
 
In seguito Gualandi divenne cuoco delle truppe alleate a Roma.
 
Perché la carbonara si chiama così?
 
Per alcuni la carbonara si chiama così perché pare fosse il piatto dei boscaioli del centro Italia che si avventuravano sulle montagne sull’Appennino a fare carbone da legna.
 
Altri sostengono che venga dal termine “mercato carbonaro”, ossia il mercato nero dove, durante la guerra si andava a comprare il cibo di nascosto. Di questo parere è anche il cortometraggio sopra citato.
 
Per dare un’idea di cosa sia per un italiano la carbonara, abbiamo trovato queste cifre.
 
Per 8 italiani su 10 la carbonara è una questione di cuore: il 62% la condivide con la famiglia, il 20% con un compagno e il 13% con amici, per 2 italiani su 3 (67%) la carbonara più buona è quella preparata nelle mura domestiche; altri sostengono che quella migliore sia quella fatta da sé (35%). 1 italiano su tre sostiene che la carbonara perfetta è condivisa fuori casa, il 58% degli italiani sostiene che per concedersi un piatto di carbonara non serve un’occasione speciale.
 
Nella classe campione 5° B tutti a tutti i  19 bambini piace moltissimo la carbonara, nessuno escluso.
 
All’estero questo piatto è tra le ricette italiane più amate ma, ahinoi, anche tra le più travisate.
 
Ecco solo un breve elenco di ingredienti che si possono trovare nelle versioni straniere preparate in ristoranti anche prestigiosi: besciamella, vino, aglio, cipolla, peperoncino e persino funghi, piselli e zucchine! In Francia e Germania esistono addirittura di preparati liofilizzati di “sugo alla carbonara”.
 
Per quello che riguarda, poi,  la diatriba pancetta o guanciale, fu a Roma  che il bacon venne sostituito dai salumi locali . Dopo un periodo indecisione tra Pancetta e Guanciale, quest’ ultimo trionfò. Tanto che <<oggi usare la pancetta è un vero sacrilegio>> scherza lo chef Alessandro Borghese, ma anche metterci dentro tutti quegli altri ingredienti come fanno nel resto del mondo non è da meno!, diciamo noi.
 
Così nell’eterno dibattito tra “puristi” e “innovatori”,  sempre il simpatico chef  Borghese taglia la testa al toro: <<Il punto non è che non si possano provare altri ingredienti . Anzi, io sono sempre favorevole alla sperimentazione. Il punto è che poi non la dovete chiamare “pasta alla carbonara”, perché è diventata un’altra cosa. E allora inventatevi un altro nome!>>   Con queste parole noi della Redazione concordiamo al mille per cento. Inoltre, siccome siamo tutti buone forchette e anche, modestamente, intenditori D.OC. della Carbonara , sicuramente festeggeremo con tanta gioia questa giornata ricordando alle mamme di cucinarcene tanta, ma attenzione, come dice Gabriella, la zia di uno di noi, cuoca in un ristorante romano, il segreto è nella cremosità… più la cucini e più viene bene… provare per credere.
 
2 APRILE 2023
GIORNATA MONDIALE PER LA CONSAPEVOLEZZA DELL’AUTISMO
dei bambini della classe IIIC plesso di Via Siculiana
 
 
Per iniziare la nostra chiacchierata su questa giornata, noi della terza C. siamo partiti proprio dal titolo:GIORNATA MONDIALE e già questo ci ha fatto pensare che si tratta di una giornata importantissima , tanto è vero che in tutto il mondo ne parlano.
PER LA CONSAPEVOLEZZA:il vocabolario della lingua italiana ci dice che il significato di questa parola è essere perfettamente al corrente, avere piena coscienza di….
Quindi da questo abbiamo compreso che per vivere bene questa giornata bisognava fare qualcosa per capire di cosa stavamo parlando. Perciò abbiamo visto un video cortissimo su un gattino blu, su come trascorreva le giornate e sul suo modo di socializzare.
Il video ci ha aiutato subito a comprendere che possiamo fare qualcosa
per chi è in difficoltà, un gesto che anche se piccolo può essere davvero di aiuto. Poi abbiamo preparato un lavoro illustrato in cui sono descritte alcune caratteristiche di chi soffre di autismo e abbiamo capito che possiamo prima di tutto amare queste persone. Modificando il nostro modo di giocare per esempio, possiamo aiutare
questi bambini speciali  a farlo insieme a noi, ma dobbiamo essere molto attenti perché il loro modo di comunicare potrebbe essere diverso dal nostro che, se vogliamo, possiamo aiutarle a non avere crisi, ma la cosa che non dobbiamo mai dimenticare è che loro sono comunque bambini come noi.
Inoltre per ricordarci meglio di tutto quello che ci siamo detti, abbiamo costruito con il das un piccolo gattino blu, che terremo sempre con noi.
 
27 MARZO Giornata Mondiale del Teatro
della Redazione Jr. Plesso S.B. Platani
 
La Giornata Mondiale del Teatro è stata creata a Vienna nel 1961 e dal 27 marzo 1962 è celebrata dall’Istituto internazionale del Teatro. La parola “TEATRO” deriva da “THEÀOMAI”, un verbo greco che significa “GUARDARE, OSSERVARE”.
La storia del teatro si basa su due elementi principali: l’attore e lo spettatore e più precisamente sulla relazione che li lega.
Il teatro ha origini antichissime; è una delle prime manifestazioni culturali dell’uomo. Gli eschimesi, ad esempio, rappresentavano un dramma per celebrare la fine della notte polare.
In occidente, il teatro nasce ad Atene, nell’antica Grecia, intorno alla metà del VI secolo a.C.. All’epoca solo i maschi potevano recitare e interpretavano sia ruoli femminili che maschili. Si narra che le prime forme di teatro sono da attribuire al poeta Tespi, giunto dall’Icaria verso la metà del VI secolo a.C.. La tradizione vuole che sul suo carro trasportasse i primi attrezzi di scena, gli arredi, i costumi e le maschere teatrali. Uno dei teatri più importanti dell'antica Grecia è quello di Dioniso, ad Atene. Gli spettacoli venivano organizzati dalle polis e si svolgevano all’inizio della primavera in onore del dio. I cittadini più ricchi facevano a gara per finanziare e organizzare gli spettacoli; l’entrata era gratuita, tutti assistevano alle rappresentazioni e ai più poveri si dava un contributo in sostituzione della paga giornaliera. Il teatro era visto come luogo di divertimento, ma soprattutto di cultura, di apprendimento e riflessione. Tra il V e il IV secolo a.C., venne usato da importanti autori come Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane… .Tutt’ora è possibile visitare i suoi resti.
Rimanendo nella storia del teatro, a Roma, possiamo visitare l’Anfiteatro Flavio, chiamato anche Colosseo, che fu fatto costruire dall’imperatore Tito Flavio Vespasiano tra il 71 e il 72 d.C. e l’inaugurazione avvenne nell’ 80 d.C.. Qui, in antichità, si svolgevano gare con le bighe, combattimenti tra gladiatori, spettacoli di caccia, esecuzioni capitali e addirittura battaglie navali. Ancora oggi attira milioni di visitatori ed un’opera imponente che dura nei secoli. Pensate che la sua superficie è di ben 3357 mq e la circonferenza misura 527 m. Insomma il teatro, in passato, era soprattutto un luogo di aggregazione e informazione.
La suddivisione temporale del teatro occidentale si può dividere in: - TEATRO CLASSICO, che comprende le rappresentazioni delle antiche Grecia e Roma. - TEATRO MEDIEVALE, riferita al periodo del Medioevo con la nascita della Sacra rappresentazione. - TEATRO MODERNO, che va dal Rinascimento (1500 circa) fino al Romanticismo (1800 circa). - TEATRO CONTEMPORANEO, che comprende le esperienze teatrali del Novecento fino ai giorni nostri.
La forma dei teatri è generalmente semicircolare e ha mantenuto nel tempo questa caratteristica per far sentire bene a tutto il pubblico, infatti questa forma permette una buona acustica ed espansione del suono. Ricordiamoci che i microfoni sono un'invenzione recente e in passato era molto importante che il suono chiaro della voce arrivasse a tutti.
Oggi, in teatro, è possibile assistere a spettacoli di ogni genere come: comici, musical, cabaret, dramma, commedia, tragedia, opera lirica, concerti musicali e… la lista sarebbe abbastanza lunga e non vogliamo annoiarvi. Sicuramente quello che lo spettatore non immagina è il grande lavoro che c’è dietro ogni “messa in scena”; il teatro è una grande macchina da lavoro con i suoi macchinisti, elettricisti, attrezzisti, tecnici delle luci e del suono, musicisti, costumisti, parrucchieri, truccatori, attori e registi, assistenti, coordinatori e addetti alla sicurezza, ai botteghini e alle pulizie pulizie. Ebbene sì, tutta questa gente!!!! Scusate se abbiamo dimenticato qualcuno…
omunque ci sono teatri di ogni genere e grandezza in tutto il mondo; il più grande è il Metropolitan Opera House a New York, mentre il più grande d’Italia è il Massimo Vittorio Emanuele a Palermo.
 Della nuova generazione di teatro, il più vecchio al mondo è il San Carlo a Napoli.
Anche noi siamo fortunati, abbiamo il nostro Teatro Tor Bella Monaca che ci propone spesso spettacoli adatti alla nostra età. Non è da tutti avere un teatro a portata di mano nel quartiere con la direzione artistica di Alessandro Benvenuti, un Grande con la “G” maiuscola, toscanissimo, quello dei “Giancattivi”; i lettori più maturi lo ricorderanno sicuramente accanto a Francesco Nuti e Athina Cenci e quelli più acerbi per la serie de “I delitti del BarLume”.
Cari lettori, se siete curiosi venite!! Il teatro è un luogo magico, dove l’attore è vero perché non può ripetere la scena, è evasione dalla realtà, è cultura, è conoscenza, è libertà. Buon Compleanno Giornata Mondiale del Teatro!!!!
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